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martedì 4 agosto 2020

PO Skåne - difensore civico personale nella contea della Scania.


https://zeroproject.org/practice/pra191502swe-factsheet/photo: https://zeroproject.org/practice/pra191502swe-factsheet/

PO Skåne - difensore civico personale nella contea della Scania.

 http://po-skane.org/

Si tratta di un servizio che offre autodeterminazione supportata, per le persone con gravi disabilità psicosociali.

Vi parlerò un po’ del nostro servizio PO-Skåne, che è un esempio concreto di processo decisionale supportato, per le persone con problemi di salute mentale del tipo più difficile (che vivono interamente in un mondo simbolico tutto loro, vivono barricate nel loro appartamento o vivono come senzatetto nelle strade).

    È difficile tradurre la nostra parola svedese "personligt ombud" in inglese, ma la traduco qui come "difensore civico personale", ma d'ora in poi userò l'abbreviazione PO.

    Un PO è una persona altamente qualificata dal punto di vista professionale, che lavora al 100% esclusivamente su commissione del suo cliente. Il PO non collabora né con la psichiatria, né con i servizi sociali o qualsiasi altra autorità, e nemmeno con i parenti del cliente o con qualsiasi altra persona che lo circonda.

    Il PO fa solo ciò che il suo cliente vuole che faccia. Dato che può richiedere molto tempo, a volte diversi mesi, prima che il cliente sappia e osi dire quale tipo di aiuto desidera, il PO deve aspettare, anche se molte cose sono caotiche e in disordine.

venerdì 7 settembre 2018

Maths Jesperson - L'Ombudsman Personale per un sostegno, e non una sostituzione, nel processo decisionale

Maths Jesperson
Maths Jesperson PO-Skåne - un esempio concreto di sostegno al processo decisionale - Presentazione al Simposio OHCHR sui diritti umani delle persone con disabilità psicosociali - Simposi europei dimenticati n. 5 al Martin's Brussel EU Hotel 17 ottobre 2014
Vi illustrerò un po' il nostro servizio PO-Skåne1, che ha avuto inizio nel 1995. È diventato famoso in tutto il mondo, specialmente in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD). Il nostro servizio viene presentato come esempio nel "Rapporto mondiale sulla disabilità", pubblicato dall'Organizzazione mondiale della sanità e dalla Banca mondiale nel 20112 Ma il nostro servizio è iniziato 10 anni prima dell'entrata in vigore della Convenzione ONU, in un altro contesto, cioè quello dell'esperienza di noi utenti e sopravvissuti alla psichiatria, e delle nostre idee sul sostegno che pensiamo di aver bisogno in determinate situazioni.

giovedì 20 agosto 2015

Auto-aiuto per liberarsi dalla diagnosi psichiatrica di Maths Jesperson




 





Maths Jesperson ha fondato, insieme ad altri utenti e sopravvissuti alla psichiatria, l’albergo autogestito “Hotel Magnus Stenbock”, il cui principio fondamentale è che vivere nell’albergo non deve essere visto come parte di un processo riabilitativo. Starci non vuol dire entrare a far parte di una rete dei servizi sociali e/o psichiatrici o qualcosa del genere. Maths dirige la compagnia teatrale Stumpen-Ensemble, composta da attori che sono utenti psichiatrici, tossicodipendenti e homeless ed è ricercatore presso l’Università di Malmø-Svezia.









Sono un sopravvissuto psichiatrico svedese. A partire dal 1988 sono segretario regionale del RSMH (Unione nazionale svedese di chi ha fatto esperienza ed è esperto in campo psichiatrico) e dal 1990 faccio parte della direzione. Sono attivo nella Rete Europea degli (ex) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (Enusp) e redattore della nostra Newsletter europea.


A marzo del 1980 mi sono fatto ricoverare volontariamente in psichiatria. Non mi era rimasto nient’altro che farmi ricoverare. Fuori non riuscivo a stare da nessuna parte.


Nel novembre del 1981 ho abbandonato la psichiatria perché non mi avevano aiutato. Non hanno nemmeno tentato di aiutarmi, mi hanno invece somministrato neurolettici che hanno acutizzato la mia sofferenza. Anche la mia pazzia, cioè la mia sofferenza originaria, era peggiorata come mai prima. Quasi due anni passati in psichiatria sono stati, per me, tempo buttato via. La mia pazzia è stata diagnosticata dalla psichiatria come “nevrosi compulsiva” del grado più severo e inguaribile, una categorizzazione dei sintomi esteriori. Il mio mondo interiore però non lo conoscevano.