mercoledì 16 settembre 2020

Comunicato stampa dei Kellerkinder - 1° simposio a Berlino

 











Ecco il comunicato stampa del primo simposio organizzato dall'associazione tedesca Kellerkinder. Rappresenta un buon esempio da seguire, sia per la tematica centrale del passaggio dalla sostituzione al supporto nel prendere le decisioni, da parte di persone con diagnosi psichiatrica, che per quanto riguarda l'organizzazione degli eventi, gestita da ex-utenti o utenti psichiatrici:

"Si è concluso il 1° simposio del “Landschaftstrialogs Psychiatrie und psychosoziale Versorgung”* (“Trialogo psichiatrico e assistenza psicosociale”). Nonostante le circostanze particolari, e grazie al bel tempo e al supporto del meraviglioso “Nirgendwo”, abbiamo potuto organizzare a Berlino un evento diversificato.
Dopo le riunioni degli ultimi 2 mesi, dei diversi gruppi di lavoro, si era offerta la possibilità di uno scambio tra i 6 gruppi di lavoro. Inoltre l’evento è stato concepito in modo ibrido. Ciò ha significato la presenza in loco di circa 20 persone e la partecipazione di altre parti interessate via video-chiamata, cosa che ha reso possibile la partecipazione alla discussione online e in diretta.
Hanno partecipato persone provenienti dai diversi angoli della Repubblica Federale e con un bagaglio culturale eterogeneo, sia esperti di esperienza, che persone professionalmente attive nel sistema socio-sanitario e parenti. Ma potrebbero aggiungersene sicuramente molti altri!
È importante rimanere in uno scambio paritario e sviluppare una rete ampia per poter individuare gli abusi e introdurre dei cambiamenti. Resta infatti da fare un lungo cammino verso un panorama di supporto psicosociale conforme ai diritti umani. 

giovedì 27 agosto 2020

History of psychiatric treatment - Voices for Choices (2 of 13)

 

 Nel corso della storia i trattamenti psichiatrici hanno assunto diverse forme.
Quasi sempre, nella storia, le persone considerate "pazze" sono state bandite, picchiate o rinchiuse nelle cantine e nelle soffitte. Nell'Europa del XVII secolo, erano confinati in grandi istituzioni, non per scopi di trattamento, ma per allontanarli dalla società.
A cavallo del 19° secolo, il trattamento del disagio emotivo divenne medicalizzato in "malattie" come paranoia, demenza, depressione maniacale ed epilessia. I medici hanno anche affermato che gli schiavi neri che desideravano scappare avevano una malattia mentale chiamata "drapetomania" e raccomandavano di picchiare gli schiavi fino alla loro sottomissione.

What involuntary psychiatric treatment looks like - Voices for Choices (3 of 13)

 

Il trattamento involontario [trattamento sanitario obbligatorio]  si riferisce a procedure mediche intraprese senza il consenso della persona in cura. Nel 1975 il mondo ha finalmente potuto dare una sbirciata in questa esperienza traumatica, attraverso il premiato lungometraggio "Qualcuno volò sul nido del cuculo".
Il trattamento psichiatrico sanitario obbligatorio è diventato il protocollo standard in ogni pronto soccorso ospedaliero del mondo sviluppato. Pochissime persone assistono in prima persona a un trattamento sanitario obbligatorio, a parte gli operatori sanitari che lo amministrano e i sopravvissuti psichiatrici che hanno vissuto l'esperienza.

Robert Whitaker - Anatomy of an Epidemic


 Coalition to End Forced Psychiatric Drugging

Psychiatric Drugs and School Shootings, with Peter R. Breggin, MD

venerdì 14 agosto 2020

Baby Steps are the Way to Feel Better - I got better


“You can get better. I know it doesn’t feel that way, but you can. I have been where you are now. Baby steps are the way to feel better.”      
Kathleen Hartman; Alexandria, VA

 

https://igotbetter.org/


During your mental health care, have you often felt hopeful about your chance of getting better?


Yes. When I am taking extremely good care of myself, accomplishing goals, and things are going well with my husband, I feel that I can recover completely.

venerdì 7 agosto 2020

Poesie di Giorgio Antonucci

Assalto alle libertà. 

Metodi fisici e psicologici per avere il consenso. 

30/8/2016

 

Anche i disastri vengono usati
per alimentare la Repressione.

30/8/2016

 


Sono stati mandati con i messaggi video a mio nome.

Sia chiaro che io non mando video di nessun genere.

29/8/2016 

 

Io e l'usignolo. 

Si aveva in comune il canto e il respiro.

Ora lui è salito in alto e io sono sparito.

24 agosto 2016

 
Spettacolo pietoso gli intellettuali
al servizio del potere.
 
22/08/2016

 

Mildere Mittel

martedì 4 agosto 2020

PO Skåne - difensore civico personale nella contea della Scania.


https://zeroproject.org/practice/pra191502swe-factsheet/photo: https://zeroproject.org/practice/pra191502swe-factsheet/

PO Skåne - difensore civico personale nella contea della Scania.

 http://po-skane.org/

Si tratta di un servizio che offre autodeterminazione supportata, per le persone con gravi disabilità psicosociali.

Vi parlerò un po’ del nostro servizio PO-Skåne, che è un esempio concreto di processo decisionale supportato, per le persone con problemi di salute mentale del tipo più difficile (che vivono interamente in un mondo simbolico tutto loro, vivono barricate nel loro appartamento o vivono come senzatetto nelle strade).

    È difficile tradurre la nostra parola svedese "personligt ombud" in inglese, ma la traduco qui come "difensore civico personale", ma d'ora in poi userò l'abbreviazione PO.

    Un PO è una persona altamente qualificata dal punto di vista professionale, che lavora al 100% esclusivamente su commissione del suo cliente. Il PO non collabora né con la psichiatria, né con i servizi sociali o qualsiasi altra autorità, e nemmeno con i parenti del cliente o con qualsiasi altra persona che lo circonda.

    Il PO fa solo ciò che il suo cliente vuole che faccia. Dato che può richiedere molto tempo, a volte diversi mesi, prima che il cliente sappia e osi dire quale tipo di aiuto desidera, il PO deve aspettare, anche se molte cose sono caotiche e in disordine.

Paving the way to recovery - the Personal Ombudsman System

Giorgio Antonucci - La nave del paradiso




Sentivo di trovarmi davanti a persone cui era stato tolto con la forza, il diritto di essere uomini.

E anche ora continua a succedere.

Allora raccoglievo quelle voci insicure, voci che sanno di non essere accolte.

E SENTIVO LE RIPETIZIONI NON COME UN FATTO MUSICALE MA COME UN TENTATIVO RINNOVATO DI RAGGIUNGERE GLI ALTRI”.

Giorgio Antonucci, La nave del paradiso, p. 15