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domenica 10 agosto 2014

I lobotomisti sono tornati! di Peter Breggin


I lobotomisti sono tornati!
Huffingtonpost – 11/11/2013 di Peter R. Breggin – Dottore in Psichiatria

I ricercatori dell’Università Laval di Quebec City, Canada,  hanno pubblicato un nuovo studio di psicochirurgia moderna, ma il progetto soffre della maggior parte degli stessi ingiustificabili difetti connessi con la pratica abusiva  in voga negli anni 50, compresa la mancanza di consenso informato e di “garanzie” per i diritti dei pazienti. Per motivi che restano incomprensibili, le persone con ossessione e compulsione cronica sono diventati l’obiettivo principale degli psico-chirurghi: anche questo studio canadese si rivolge ai cosiddetti pazienti OCD (Obsessive-Compulsive Disorder – Disturbo Ossessivo-Compulsivo).
La psicochirurgia è la mutilazione o la distruzione del tessuto cerebrale normale per scopi psichiatrici o per il controllo di emozioni e comportamento. La lobotomia è la forma più nota di psicochirurgia e, come suggerisce il nome, distrugge il tessuto cerebrale nei lobi frontali: la sede di tutte le funzioni umane superiori tra cui ragionamento astratto, giudizio, pianificazione, autonomia e indipendenza, autocoscienza, consapevolezza sociale, sensibilità e amore. Altre forme di psicochirurgia colpiscono aree adiacenti e collegate ai lobi frontali e hanno effetti identici o molto simili alla lobotomia.
Due studi conclusivi hanno inequivocabilmente messo in evidenza come la psicochirurgia deprivi l’individuo degli attributi e qualità umane fondamentali. Già nel 1955, P. MacDonald Tow, un lobotomista professionista, ne descriveva i danni come “menomazione dei poteri di astrazione e sintesi, della percezione di relazioni e differenze, della capacità di affrontare situazioni complesse, di pianificare o elaborare l’azione successiva da farsi e le sue conseguenze, nonché la rivalutazione dei propri errori. I processi mentali superiori sono quelli maggiormente lesi e risultano “smussati,” a causa di una “generalizzata compromissione dell’attività mentale… più grave nelle funzioni superiori e più peculiarmente umane”.
Prima di una lobotomia la maggior parte dei pazienti sono in grado di scrivere una breve biografia di diversi paragrafi su se stessi, compresa la loro sofferenza. Dopo la lobotomia, non sono più in grado di riflettere su sé stessi abbastanza per scrivere qualcosa di significativo, nemmeno una semplice riflessione.
Nel 1982 Heidi Hansen, Ruth Anderson e un team di ricercatori hanno eseguito la più recente e approfondita analisi degli effetti della moderna psicochirurgia, concludendo che i pazienti post-psicochirurgia soffrono di “indifferenza emotiva”.
Le capacità del paziente sono ridotte ad una debole iniziativa e scarsa capacità di strutturare la sua situazione; l’emotività svanisce, l’individuo è organizzato più superficialmente ed è più dipendente dalla situazione immediata. Il contatto con le altre persone diventa più appiattito e il comportamento più meccanico.
Nonostante questi due studi ben documentati,  gli autori canadesi ignorano completamente gli effetti complessivi della psicochirurgia. Invece hanno seguito i pazienti dopo sette anni al telefono, con intervistatori non addestrati, e chiedendo ai pazienti nient’altro che un elenco formale di 10 domande a cui rispondere con un voto da 0 a 4 sulla presenza o assenza di ossessioni e compulsioni.
La lobotomia rende le persone indifferenti a se stessi e alla loro situazione, compresi i propri sintomi psicologici, questo non non viene mai menzionato. I pazienti lobotomizzati hanno poca o nessuna capacità di capire cosa è successo loro. Non si può scientificamente far conto sulle loro risposte a un questionario al telefono sette anni dopo la distruzione traumatica di porzioni del loro cervello.
Ci sono stati gravi incidenti durante la sperimentazione. Gli autori segnalano come “solo due pazienti hanno avuto complicazioni chirurgiche permanenti.” Solo due? Questo significa già un tasso incredibile del 10,5%! Oltre a ciò, “il tasso di eventi avversi in generale era del 57,9%,” soprattutto in ospedale, tra cui una “sindrome del lobo frontale” in cinque pazienti, che indica un grave effetto acuto della lobotomia stessa. Alcuni pazienti hanno avuto emorragia cerebrale e trombosi venosa profonda, mentre “gli altri hanno lamentato infezione delle vie urinarie e polmonite.” E, nascosto nella sezione delle “complicazioni”, si trova la menzione dei due pazienti operati una seconda volta (per un totale di 16 lesioni nel cervello).
Questa non è scienza. E’, invece, un abuso degli esseri umani indifesi. Lo studio è talmente mal fatto e gravemente distorto nei suoi risultati, che non si riesce a capire come possa essere stato pubblicato in una fonte ufficiale come “Il giornale di neurologia, neurochirurgia e psichiatria”.

sabato 9 agosto 2014

The Lobotomists Are Back! by Peter Breggin

Peter Breggin


Researchers at Laval University in Quebec City, Canada have published a new study of current psychosurgery at their facility, but the project suffers from most of the unconscionable defects associated with the abusive practice of lobotomy in the 1950s. In the U.S., I know of only two places, Harvard and Brown, where they at least put on a show of conducting a genuine experimental protocol with multiple "safeguards" for informed consent and patient rights.

For reasons that remain unexplained, individuals with chronic obsessions and compulsions have become the favorite targets of psychosurgeons in recent years, and this Canadian study reports on treating "severe, refractory OCD."

Psychosurgery is the mutilation or destruction of normal brain tissue for psychiatric purposes or the control of emotions and behavior. Lobotomy is the best known form of psychosurgery, and as its name suggests it destroys brain tissue in the frontal lobes. The frontal lobes are the seat of all higher human functions including abstract reasoning, judgment, planning, autonomy and independence, self-awareness, social awareness and sensitivity, and love. Other forms of psychosurgery, all of them dating back many decades, assault areas adjacent to and connected to the frontal lobes and have the same or very similar effects as old-fashion lobotomy.