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mercoledì 12 settembre 2018
lunedì 10 settembre 2018
Linda Steele: Sfidare il “Monopolio della Violenza” nella Giurisprudenza
Linda
Steele: Sfidare il “Monopolio della Violenza” in Giurisprudenza
articolo originale:
Sfidare il “Monopolio della Violenza” in Giurisprudenza: Diritti Umani e Violenza Lecita specifica nella Disabilità
La Dr.ssa Linda Steele, Docente, Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Wollongong, Australia, caratterizza il trattamento sanitario obbligatorio in psichiatria come forma di violenza specifica della disabilità condonate dalla legge nazionale e quindi non suscettibili di ricorso legale.
29 Marzo 2016
La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità [i] (“la CRPD”) rappresenta un caposaldo dei diritti umani e asserisce che i trattamenti sanitari, la detenzione e la contenzione chimica e fisica non consensuali, devono essere considerate forme di violenza discriminatorie nei confronti delle persone con disabilità. Al fine di vietare esplicitamente queste pratiche e fornire vie legali per i risarcimenti, gli organismi dei diritti umani delle Nazioni Unite devono essere costanti e perseveranti nel sollecitare gli Stati Parte a riformare le leggi penali e civili. Fino a quando questo non avverrà, queste pratiche continueranno a rappresentare forme lecite di violenza, che saranno ammesse e anzi, consentite dallo Stato e dalla legge.
Nel mio post discuterò brevemente il concetto di “violenza lecita” e del perché il trattamento sanitario, la detenzione e la contenzione fisica e chimica non consensuali, costituiscano “violenza lecita, specifica della disabilità”. In seguito spiegherò come la CRPD rappresenti una caposaldo dei diritti umani per poter contestare la legittimità di questo tipo di violenza, e ciò che deve essere fatto per sollecitare gli Stati Parte ad attenersi alla CRPD e infine, vietare e porre rimedio alla violenza lecita nel caso specifico della disabilità.
Materiali di Resistenza: L'Attivismo di Don Weitz - Resistance Matters: The Activism of Don Weitz by Irit Shimrat
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| Irit Shimrat and Don Weitz |
articolo originale: https://www.madinamerica.com/2018/08/resistance-matters-activism-don-weitz/
by Irit Shimrat
Ho
passato gran parte degli ultimi anni a scrivere
e
editare
Resistance
Matters: An
Antipsychiatry Activist Speaks Out
(Materiali di resistenza: un
attivista antipsichiatrico dice
la sua),
che documenta
la
lunga e intensa
carriera di
attivista
di Don
Weitz,
il nonno dell'antipsichiatria canadese. Ho
pensato
che ai
lettori di Mad
in America
sarebbe
piaciuto
sapere
in
anticipo qualcosa
sul
contesto
e sul
contenuto di Resistance
Matters.
Nel
1951, quando Don aveva 21 anni, i suoi genitori hanno reagito alla
sua crisi esistenziale di identità, facendolo internare, prima
all'ospedale Austen Riggs e poi all'ospedale McLean
(entrambi situati nel Massachusetts, USA). Al McLean, dove è
rimasto recluso per quindici mesi, Don è stato sottoposto, in modo
coercitivo, a 110 "trattamenti" di shock insulinico da
sub-coma. Dopo la sua liberazione, è diventato uno psicologo
istituzionale, sperando di poter attuare delle riforme in strutture
come quella in cui era stato torturato attraverso la psichiatria, ma
dopo quindici anni di lavoro, si è reso conto che il cambiamento non
sarebbe mai avvenuto dall'interno del sistema e si è unito al
nascente Mental Patients Liberation Movement (Movimento di
liberazione degli utenti psichiatrici).
domenica 9 settembre 2018
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