di Erveda Sansi
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Primo Levi, affrontando il gravoso compito di richiamare alla memoria il suo vissuto ad Auschwitz, si prefisse, con il libro-testimonianza I salvati e i sommersi, di rispondere alla domanda per lui più urgente: «Quanto del mondo concentrazionario è morto e non ritornerà più, come la schiavitù ed il codice a duelli? Quanto è tornato e sta tornando? Che cosa può fare ognuno di noi, perché in questo mondo gravido di minacce, almeno questa minaccia venga vanificata?».
Con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, la Repubblica Italiana riconosce il 27 gennaio come “Giorno della memoria”, data in cui nel 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa liberarono gli ultimi superstiti, 7.000 circa, del campo di sterminio di Auschwitz.
Jean Baudrillard però mette in guardia, che senza il «lavoro della memoria», il «dovere della memoria» si trasforma in routine inutile, controproduttiva. «La commemorazione si oppone alla memoria: si compie in tempo reale e di colpo l’avvenimento diventa sempre meno reale e storico e sempre più irreale e mitico», scrisse su Libération il 17 febbraio 2005.
Con Auschwitz Birkenau si identifica l'insieme dei campi di concentramento e del campo di sterminio situato nei pressi della cittadina polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz). I tre lager principali e i 39 sottocampi di lavoro di cui era costituito, occupavano una superficie di 40 chilometri quadrati. Nel 1940 era stato attivato Auschwitz I, dove trovarono la morte per lo più deportati politici, intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici (degli oltre 13.000 deportati sovietici ne sopravvissero solo 92). Su ordine di Himmler nel 1941 fu costruito un campo di distruzione, che venne chiamato Auschwitz II Birkenau; qui vennero uccisi circa un milione di persone, soprattutto ebrei e zingari. Il campo subì poi ancora vari adattamenti per rendere più efficiente l’opera di sterminio. Nel lager Auschwitz III Monowitz i detenuti dovevano lavorare fino allo stremo per numerose ditte, gran parte delle quali tuttora attive. Il settore BIIf era composto dall’ospedale, dove si effettuarono anche esperimenti medici su cavie umane, come quelli tristemente famosi del Dottor Mengele.
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