giovedì 22 settembre 2022

Diritti umani e psichiatria di Jan Wallcraft e Gabor Gombos



Jan Wallcraft

Gabor Gombos



Diritti umani e salute mentale



ENUSP - European Network of (ex) – Users and Survivors of Psychiatry - (Rete europea degli (ex)-utenti e sopravvissuti alla psichiatria) presenta:
Diritti umani e salute mentale
“Argomenti scottanti” di ENUSP
= Il diritto alla libertà
= Il diritto di essere liberi dalle torture e dai maltrattamenti
= Il diritto al consenso informato e all’integrità fisica e mentale
= Il diritto di essere riconosciuti come persone con identità e potestà, che decidono delle loro cure e che, se lo richiedono, possono venire supportati nel prendere le decisioni.

venerdì 19 agosto 2022

Folli-rei, “Le Rems non sono la soluzione: tolti gli Opg, si completi la rivoluzione”

All'interno della Rems di Rieti https://www.asl.rieti.it/

articolo originale:https://ristretti.org/

di Eleonora Martin

Il Manifesto, 5 maggio 2022

 “Ogni persona deve essere imputabile, sempre. Se è malato, fisico o psichico, sarà sottoposto a cure e a pene alternative. Il codice penale fa riferimento alla legge 36 del 1904: è da cambiare”. Parla Pietro Pellegrini, portavoce del Coordinamento Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

“Le Rems non sono la soluzione per i cosiddetti folli-rei. Quando abbiamo chiuso gli Ospedali psichiatrici giudiziari abbiamo operato un cambio di prospettiva, una vera e propria rivoluzione epocale sul tema dei malati psichiatrici internati o detenuti per aver commesso dei reati. Una rivoluzione che va portata fino in fondo riformando tutto il sistema, dal territorio al carcere, e non solo una parte. Si può, si deve, creare un sistema di salute mentale e giudiziario di comunità”.

Attenzione: così ritornano i manicomi criminali di Stefano Anastasia

 


articolo originale: https://ristretti.org/attenzione-cosi-ritornano-i-manicomi-criminali

di Stefano Anastasìa*

Il Riformista, 5 aprile 2022

Internamenti non necessari o troppo lunghi. La misura di sicurezza detentiva dovrebbe essere applicata come extrema ratio, ma ciò non accade. In più, una volta entrati in una Rems, uscirne è difficile. Da qui l’ingolfamento. Va potenziata la rete dei servizi territoriali.

Vive vita difficile la rivoluzione gentile che ha chiuso gli Ospedali psichiatrici giudiziari. Non certo per il lavoro e l’impegno degli operatori delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, che possono certamente rendicontare un’efficacia di trattamenti incommensurabile con lo stato di dimenticanza cui erano in gran parte destinati negli ex-manicomi criminali gli autori di reato non imputabili per incapacità di intendere e di volere al momento del fatto. No, la vita difficile della legge che fu frutto della inchiesta svolta dalla Commissione del Senato sul servizio sanitario presieduta da Ignazio Marino e della indignazione che ne seguì, prima tra tutte quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è dovuta al limite di una riforma applicata in un solo segmento della complessa filiera che vede incrociarsi psichiatria e giustizia penale. È così che le Rems sono assediate da un eccesso di input e da difficoltà di output, producendo la lista di attesa di cui tanto si discute, fino alla Corte costituzionale e alla Corte europea dei diritti umani.

Nonostante le indicazioni della legge, del Consiglio superiore della magistratura e di numerosi protocolli sottoscritti dalle Regioni con i capi degli Uffici giudiziari, la misura di sicurezza detentiva in Rems non è applicata secondo il principio di extrema ratio, soverchiato dall’alleanza tra le consulenze difensive dei periti (che raramente interpellano i servizi territoriali, come previsto dai protocolli d’intesa tra Regioni e Uffici giudiziari) e la giurisprudenza difensiva che, per sicurezza, associa de plano la malattia mentale alla pericolosità sociale. Da qui l’ingolfamento in ingresso nelle Rems e una parte della lista d’attesa: una capienza nazionale stimata sulla base del principio di extrema ratio deve far fronte a una domanda di internamento del tutto simile, nelle proporzioni a quella di quando gli Opg erano al massimo della loro capienza.

CARCERE DI BOLOGNA: ANCORA UN MORTO “ANNUNCIATO”…

 ...da tempo; è una lenta strage di Stato

di Vito Totire (*)


52° morto nelle carceri italiane dall’inizio del 2022. Se un paziente a rischio viene trattenuto in un ospedale senza reparto di rianimazione e muore si tratta di «omicidio colposo con previsione» ma al secondo “caso” se l’errore è compiuto dalla stesso soggetto l’omicidio è da considerare doloso.

Cosa significa detenere una persona privata della libertà in un luogo «non idoneo»?. Ecco perché parliamo di “strage di Stato”.

Ormai le informazioni dalle carceri arrivano solo dagli agenti penitenziari; apprendiamo dunque tramite questa fonte – ripresa dal quotidiano «Il Resto del Carlino» – che un alto detenuto della Dozza è stato «trovato morto». Una inquietante formulazione linguistica che farebbe pensare «lo avevamo perso e lo abbiamo ritrovato (appunto) morto». Nella bolognese Dozza è il terzo morto da novembre 2021; tutti e tre nordafricani: chiediamo agli epidemiologi se questo “dato” può sembrare un caso.

Mad Pride Milano - 2012

giovedì 18 agosto 2022

Mad Pride Milano 2012 - "Il sottile piacere di legare una persona a letto"

Fatti e misfatti Rai 1 con Giorgio Antonucci - 6.5.1993

Fatti e misfatti - trasmissione Rai con Giorgio Antonucci del 6.5.1993





Tso, quando la privazione della libertà è illegale di Luigi Manconi

https://phoebesparrowwagner.com/
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https://phoebesparrowwagner.com/
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   Tso, quando la privazione della  libertà è illegale di Luigi Manconi

Tra le funzioni attribuite dalla legge al Garante c’è, prioritariamente, quella di monitorare i luoghi in cui sono ricoverate le persone sottoposte a trattamento. Visitandoli


articolo originale su: https://www.repubblica.it/

Interessante articolo di Luigi Manconi che segnala gli abusi conseguenti al TSO - Trattamento Sanitario Obbligatorio in Psichiatria. Non sarebbe meglio abolire e proibire la pratica del TSO, considerato dalla Convenzione ONU tortura e trattamento inumano e degradante? (red.)

Ricevo questo messaggio: “Le chiedo aiuto perché non so come comportarmi… Si tratta del mio fidanzato ricoverato con Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) a seguito di episodio psicotico. Non me lo fanno vedere da venerdì perché dicono che è agitato e ho capito che da oggi, o per lo meno l’ho scoperto oggi chiamando, gli stanno applicando contenzione fisica e farmacologica. Come potrei intervenire? Non siamo sposati e pertanto a livello legale non sono nessuno”. In un secondo messaggio la signora scrive: “Non ha nemmeno il telefono [gli è stato tolto, nota mia LM]. Ormai sono sette giorni che mi negano una visita”.

Francesco Baccini al Reparto Autogestito di Imola - 27.3.1993

Concerto di Francesco Baccini al Reparto Autogestito di Imola - 27.3.1993