giovedì 16 agosto 2018

L’odissea di Vincenza Sicari: “Sono prigioniera dell’ospedale di Padova”


La donna sarebbe affetta da una patologia sconosciuta. Nei suoi confronti è stato ordinato un trattamento sanitario obbligatorio. Gli avvocati: “E’ una vicenda paradossale e deprivante della libertà”.

CRONACA ITALIANA 1 AGOSTO 2018 18:03 di Redazione

L'appello disperato dell'ex maratoneta Vincenza Sicari: "Curatemi, sto morendo"

156705284Pubblicato da SimonaBerterame

00:52 / 02:34

“Mi vogliono far passare per pazza”. E' il grido di aiuto lanciato da Vincenza Sicari, olimpionica della Maratona a Pechino 2008, chiusa nella sua stanza, senza aria condizionata in isolamento all'ospedale di Padova. Vincenza è stata sottoposta a TSO (trattamento sanitario obbligatorio), metodo ritenuto illegittimo dai suoi avvocati.



Questa è la sua storia allucinante. Nel 2013 Vincenza Sicari accusa i primi sintomi: febbre, sudore notturno, difficoltà nella deambulazione, formicolii. Cominciano le prime visite e a dicembre 2014 la convincono a farsi ricoverare per la prima volta all'ospedale San Camillo di Roma. I primi accertamenti non portano a risultati concreti, pertanto viene inviata presso un centro riabilitativo, dove un medico le propone esami più approfonditi a sue spese. E' così che Vincenza Sicari scopre di avere un timoma, ovvero un tumore al timo. Era quella – si pensa – la causa del suo malessere.


Vincenza si convince della diagnosi e ad aprile 2015 subisce un intervento chirurgico di asportazione del timoma, ma anziché migliorare le sue condizioni cominciano a peggiorare dando inizio a un vero e proprio calvario. Al brutto male seguono una polmonite e una paralisi dal tronco in giù. A Milano, dal professore Mariani, arriva la risposta: si tratta di una problema neuro muscolare dalle cause sconosciute. Non c'è una diagnosi precisa e nemmeno una cura. Per Vincenza ogni movimento diventa sempre più difficile. Da allora comincia un "pellegrinaggio" negli ospedali di mezza Italia e a tutt'oggi non ha una risposta, se non tentativi di farla passare per malata psichiatrica bisognosa di un trattamento sanitario obbligatorio a Padova. Eppure Vincenza Sicari vuole solo conoscere la sua malattia e una cura per ritornare a vivere.

domenica 24 giugno 2018

I poveri sono matti - 25 giugno a Bologna


Mastrogiovanni, condannati medici e infermieri. Vi racconto di chi non ha legato un paziente in manicomio di Ascanio Celestini


da https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/22/mastrogiovanni-condannati-medici-e-infermieri-vi-racconto-di-chi-non-ha-legato-un-paziente-in-manicomio/4443743/

Franco Mastrogiovanni, 58 anni, maestro elementare precario di Pollica muore dopo essere rimasto legato per 82 ore nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania. Dopo nove anni la Cassazione conferma la condanna per sei medici e undici infermieri. È un’altra storia di abbandono. Un altro poveraccio che non muore in mezzo alla strada colpito da un delinquente, ma tra le mani di chi doveva prendersi cura di lui.
Quelli bravi a commentare diranno che il mestiere del medico e dell’infermiere non è semplice. Diranno che ancor più difficile è quello del poliziotto e del carabiniere. Che la tensione manda in confusione e che, in certe situazioni, in certi luoghi, si diventa cattivi senza volerlo. E se non proprio cattivi, almeno insensibili.
Quelli bravi a commentare hanno sempre ragione. Forse è proprio così. E peggio per chi finisce nel posto sbagliato al momento giusto. Ma io voglio ricordare la storia di Adriano Pallotta, uno che non è diventato insensibile. Uno che non ha abusato dell’alibi istituzionale. Ne ho parlato altre volte e ho raccontato anche questa storia. Ma vale la pena ricordarla ancora.

Peter Gotzsche dénonce l'industrie pharmaceutique

Pour un droit au refus des médications neuroleptiques - Per il diritto di rifiutare gli psicofarmaci





Recueil Confcap – Situation #52 : Pour un droit au refus des médications neuroleptiques : accompagner le changement de paradigme sur les droits des personnes suivies en psychiatrie

https://confcap2017.wordpress.com/

Auteure : Pink Belette

Contexte de description: Cette situation est issue d’une expérience personnelle en tant que personne suivie en psychiatrie depuis 10 ans et ayant lutté (en vain) pour un sevrage définitif des neuroleptiques. Je fais également partie du collectif informel « Prohibition absolue des hospitalisations et traitements forcés en psychiatrie ». J’ai choisi un pseudonyme parce que je suis diagnostiquée schizophrène ET sous mesure de contrainte en soins ambulatoires (SDT) depuis 3 ans, ainsi que sous curatelle simple sans aucun motif valable (aucun problème de gestion).
Résumé : Depuis la « nuit sécuritaire », j’ai pu constater à quel point la psychiatrie en France était une zone de non-droit. Mes séjours à répétition et les abus que j’y ai subis n’ont fait qu’aggraver les traumatismes et stigmates qui m’y ont menée, en bout de course. J’ai cherché des voies de recours, j’ai cherché des thérapies alternatives, j’ai cherché à être comprise, j’ai cherché à arrêter des traitements qui ont, pour moi, toujours été une torture (et sur lesquels il n’y a aucune étude sur les effets à long-terme en France), tout cela en vain… Je souhaite aborder ces violences et privations de droits fondamentaux avec une approche thématique qui permette d’engager une discussion plus radicale, qui aille au-delà du narratif de la « santé mentale » traditionnelle. Je proposerai des perspectives, basées sur les bonnes pratiques glanées dans d’autres pays, pour un changement de paradigme et l’alignement du droit français sur la Convention des Droits des Personnes Handicapées de l’ONU.

mercoledì 16 maggio 2018

'I was sobbing uncontrollably': Patients say antidepressants difficult to quit

Laura Delano now works to help others get off antidepressants as the co-founder and executive director of the The Withdrawal Project. (Submitted by Laura Delano)


tratto da: http://www.cbc.ca/radio/whitecoat/

12 maggio 2018

'Your story is my story'


Laura Delano was one of those patients leading the way.

As a teenager, the Connecticut woman was diagnosed with juvenile bipolar disorder, and was put on a number of anti-psychotic drugs, including high doses of antidepressants.

As an adult, she quit taking the drugs cold turkey. Like Linda Kooymans, she went through a very difficult withdrawal, which may have been compounded by the fact that she was on several medications.