giovedì 23 giugno 2016

Bonnie Burstow: perché è necessario sostenere il divieto assoluto del TSO

Da sinistra a destra: Shaindl Diamond, Dr. Bonnie Burstow, and Don Weitz dal sito: https://psychiatrybuster.wordpress.com/


Bonnie Burstow: Appello all’azione


di Dr. Bonnie Burstow, ricercatrice e attivista

articolo originale: https://absoluteprohibition.wordpress.com/2016/02/05/bonnie-burstow-on-call-to-action/

L’appello all’azione di CHRUSP [Center for Human Rights of Users and Survivors of Psychiatry -Centro per i Diritti Umani degli Utenti e Sopravvissuti alla psichiatria] e il suo significato.


Il trattamento sanitario obbligatorio o la reclusione involontaria, o entrambi (per i dettagli, vedere Burstow, 2015 a), sono stati illustrati da diversi strumenti delle Nazioni Unite, e nel diritto internazionale si è materializzata una serie davvero critica di integrazioni. Probabilmente la più significativa è la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (vedi:http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CRPD/Pa/ConventionRightsPersonsWithDisabilities.aspx)
 
Cosa la rende così importante? Per prima cosa, questa Convenzione di importanza fondamentale, propone niente di meno che il divieto totale, del trattamento sanitario obbligatorio e della reclusione involontaria di persone che non hanno violato la legge.

Ci sono un paio di passaggi rilevanti da mettere in evidenza: l’articolo 12 del CRPD afferma: “Gli Stati Parti dovranno riconoscere che le persone con disabilità godono della capacità legale su base di eguaglianza rispetto agli altri in tutti gli aspetti della vita”. Di conseguenza, articolo 14 afferma:

Gli Stati Parti devono garantire che le persone con disabilità, su base di eguaglianza con gli altri:

1. Devono poter godere del diritto alla libertà e alla sicurezza della persona

2. Non devono essere privati della loro libertà illegalmente o arbitrariamente ... e che l'esistenza di una disabilità non può in alcun modo giustificare una privazione della libertà.


Altrettanto significativo è il fatto che le indicazioni fornite chiariscono che il divieto del trattamento sanitario obbligatorio è da considerarsi assoluto.
In altre parole questa non è altro che una svolta colossale.

In linea con la svolta della Convenzione ONU sul diritto delle persone con disabilità (CRPD), il CHRUSP (Centro per i diritti umani degli utenti e sopravvissuti alla psichiatria) ha pubblicato un invito a intervenire a sostegno del divieto (vedi https://absoluteprohibition.wordpress.com/). Sostengo fortemente questa campagna sia come essere umano che come abolizionista della psichiatria, ed eccovi il mio articolo.

Prima di tutto lasciatemi dire che, sia che si sia, o meno, abolizionisti della psichiatria, o per dirla in altri termini, sia che si veda qualcosa di valido nei principi e negli approcci della psichiatria, sia che li si consideri entrambi totalmente senza fondamento e intrinsecamente dannosi, abbiamo semplicemente il dovere, come esseri umani, di trovare un modo per sostenere campagne come questa. Quando i diritti fondamentali, come il diritto di decidere cosa fare o non fare rispetto al proprio corpo, e il diritto di non essere rinchiusi in un reparto psichiatrico, vengono messi in discussione, tutti noi abbiamo l’obbligo morale di fare qualcosa, per ristabilire la giustizia. Come possiamo accettare che venga calpestato il diritto delle persone di prendere decisioni su se stesse e che venga loro impedito di andarsene in giro liberamente, specialmente quando non hanno infranto alcuna legge? Né la privazione di tali diritti può essere giustificata dalle tipiche affermazioni, che la persona non ha la capacità di prendere decisioni per se stessa, o che è pericolosa per sé o per altri. Come ho osservato in Burstow (2015b), mentre le persone sicuramente possono avere bisogno di assistenza nel prendere decisioni, l’incapacità di per sé è un costrutto istituzionale circolare; e oltre a questo non è giusto difendere la privazione della libertà sulla base di una supposizione; le élite coinvolte a prendere queste decisioni (leggi: gli operatori della psichiatria) non hanno praticamente alcuna possibilità di prevedere la pericolosità. Né per questo motivo, né per altri.

Il nocciolo della questione è che la causa è giusta, è in discussione la liberazione dall’oppressione e a prescindere dalle eventuali differenze del nostro modo di intendere la psichiatria, per tutti noi abbondano le ragioni, perché ci impegniamo prioritariamente per la Campagna in corso. Pertanto mi unisco con entusiasmo ai leader come Tina Minkowitz, nel sollecitare le persone a mettersi in gioco.


Rilevato ciò, mentre la Campagna in questione pone a tutti noi un onere molto speciale, e lo scopo principale di questo articolo è quello di sostenerla, volevo, in aggiunta, fare ciò che nessun altro scrittore fino ad oggi ha fatto: chiarire il significato speciale che hanno la CRPD e le Campagne di questo tipo, per quelli di noi che sono abolizionisti, (sia in modo intenzionale che non). Ciò che qui è particolarmente pertinente, è il modello dell’attrito per l’abolizione della psichiatria. Qual è allora il modello dell’attrito per l’abolizione della psichiatria? E come abolizionista il cui modello è quello dell’attrito, come devo intendere la corrente Campagna? 

Posto che l’abolizione della psichiatria è un processo e va in direzione opposta ad un obiettivo rapidamente raggiungibile, il modello dell’attrito per l’eliminazione della psichiatria, articolato in Burstow (2014) e adottato dalla Coalizione Contro l’Assalto Psichiatrico (Coalition Against Psychiatric Assault) (vedi https://coalitionagainstpsychiatricassault.wordpress.com/attrition-model/) è un modello per determinare che tipo di azioni e di campagne sostenere e considerare prioritario. Ecco un principio efficace: il sostegno attivo deve basarsi sulla capacità o l’attitudine dell’azione o della campagna di orientare la società verso l’abolizione. Relativamente a questo modello le seguenti domande esplicative sono cruciali:

1) In caso di successo, potrà l’azione o la campagna che stiamo considerando, ad avvicinarci all’obiettivo a lungo termine dell’abolizione della psichiatria?

2) E’ plausibile che si eviti l’aumento o l’aggiunta di legittimità al sistema attuale?

3) Si evita così di ampliare la rete psichiatrica? (Burstow, 2014, p. 39).

E ancora: mentre sosteniamo l’appello urgente e necessario all’Azione CHRUSP, per le ragioni già indicate, il grado di organizzazione in base alle priorità per un modello di attrito abolizionista, dipenderà dalle risposte a queste domande. Si può allora “rispondere di sì” alle domande di cui sopra? Mi permetto di suggerire che, sia pure in misura diversa, in tutti e tre i casi si può rispondere di sì.


Affrontiamo le domande una per una, cominciando dalla prima: qualsivoglia misura che abolisce senza riserve qualsiasi aspetto integrante della psichiatria, sposta la società palesemente nella direzione dell’abolizione. Da qui, per esempio, la priorità che pone la Coalition Against Psychiatric Assault, dell’abolizione di certi “trattamenti” (ad esempio, l’elettroshock - TEC). Si può dire che questa Campagna punti sull’abolizione di qualsiasi cosa integrante della psichiatria? Ovviamente sì: qualsiasi uso della forza e della coercizione. Come tale, il primo criterio è soddisfatto.

Il che ci porta alla questione numero due: c’è qualche possibilità che la Campagna eviti l’aumento o l’aggiunta di legittimità al sistema attuale? Questa è la domanda più delicata, perché potrebbe essere fatta l’argomentazione che il sistema psichiatrico si potenzia, se diventa meno coercitivo. Ciò nonostante, la mia sensazione è che in nessun modo l’eliminazione della coercizione può costituire un consenso alla psichiatria e potrebbe, anzi, funzionare in senso esattamente contrario cioè, potrebbe portare le persone a chiedersi: Che altro possiamo fare? Con il tempo potrebbe anche sfociare in una messa in discussione più integrale della psichiatria, soprattutto una volta constatato che l’eliminazione della coercizione potrebbe essere realizzata senza una pletora di conseguenze orribili.

Infine, la domanda numero tre: la campagna in questione evita di ampliare la rete psichiatrica? (ovvero: la campagna, in caso di successo, eviterà di consentire alla psichiatria di raccogliere sempre più persone?) Qui la risposta è un sonoro sì. Il punto è che se questa campagna avesse successo, non solo non allargherebbe la rete della psichiatria, ma la restringerebbe, consentendo a tutti quelli che dicono “no”, di sfuggire del tutto alla psichiatria.

Questa analisi dimostra che questa campagna è in linea con i principi abolizionisti. Quindi per i gruppi abolizionisti, dare priorità a questa campagna, è una mossa naturale.

Riassunto delle osservazioni, inviti, suggerimenti e avvisi.

L’approvazione della CRPD è stata una risoluzione ONU molto importante. Per la prima volta nella storia, c’è un chiarimento giuridico internazionale del fatto che gli utenti e i sopravvissuti psichiatrici devono godere degli stessi diritti di tutti gli altri, e cioè che la coercizione deve essere assolutamente proibita. Questa posizione non viene presa da una organizzazione “qualsiasi”, inoltre si tratta di un’organizzazione pubblica internazionale, che esercita un peso sia morale che legale. Pertanto è attualmente in corso una campagna importante per sostenere il divieto assoluto, che costituisce parte integrante della CRPD. In questo articolo è stato mostrato che la priorità di questa Campagna è opportuna sia a livello fondamentale dei diritti umani che, in aggiunta, a livello dell’abolizione della psichiatria. Inoltre, dato il prestigio delle Nazioni Unite e dato che molti paesi hanno già firmato e anche ratificato la Convenzione, l’esplicito collegamento di questa Campagna con la Convenzione stessa è di per sé pragmatico.

Di conseguenza, spero che molti abbraccino questa campagna e si uniscano a noi nel promuoverla attivamente. Invitiamo a contribuire con articoli e immagini (vedi sito CHRUSP). Invitiamo a parlarne con altri e a creare, se possibile, eventi educativi. Se il vostro paese non ha firmato e ratificato la Convenzione o ha aggiunto una restrizione, o semplicemente non è in conformità, voi o il vostro gruppo potreste divulgare il problema. Abbiamo l’occasione per contribuire a un cambiamento e spero che un numero sufficiente di persone riesca ad affrontare, fermare, raggiungere ed afferrare tutte le paure. Vincere questa lotta non sarà facile nei paesi che hanno l’abitudine di ignorare/eludere il diritto internazionale, compresi gli obblighi contrattuali che li riguardano in virtù del fatto che sono firmatari di una convenzione. A maggior ragione i nostri sforzi devono essere raddoppiati e triplicati.

Il più grande ostacolo a cui probabilmente andremo incontro, è la paura che hanno le persone della pericolosità. Siate pronti per affrontarlo. Probabilmente, il secondo problema in ordine di grandezza è la sensazione che ha la gente, che le persone vulnerabili saranno abbandonate. Quando si parla con gli altri, deve essere fatta la precisazione che la Convenzione (CRPD) offrirà evidentemente dei supporti. E in effetti, se faremo le cose in modo corretto, l’era della Convenzione (CRPD) potrebbe diventare l’epoca in cui per le persone si materializza un numero senza precedenti di nuove ed eccitanti opzioni di supporto, naturalmente volontarie. A questo proposito, in contrasto con la pratica comune, vorrei suggerire che l’equazione psichiatria uguale a servizi, è falsa, e oltre a questo, “servizio” e “coercizione” sono categorie che, più o meno, si escludono reciprocamente; non è forse questa la morsa esercitata dalla psichiatria stessa uno dei fattori principali responsabili della scarsità dei servizi?

In conclusione, commento brevemente un intoppo. Se questa campagna avrà successo - ed è sicuramente una battaglia difficile – probabilmente la psichiatria risponderà aumentando la rappresentazione ingannevole delle sue “cure”. Il punto qui è che il futuro della psichiatria sarebbe allora più dipendente dal coinvolgimento personale; e come sappiamo, la psichiatria istituzionale, ahimè, non ha scrupoli nel fare false dichiarazioni.

Ora alcuni possono avere l’impressione che questo ultimo punto sia uno “specchietto per le allodole” o come minimo un problema minore, in quanto la Convenzione (CRPD) specifica esplicitamente che il consenso “informato” è indispensabile. Per essere chiari, lo è, ma lo è quasi ogni parte della legislazione della “salute mentale” che esiste nel mondo e che non ha avuto alcun impatto di nessun tipo, sia sulla produzione in corso, sia su quella in continua espansione e diffusione della disinformazione psichiatrica. Quanto ironico questo possa sembrare, il risultato è che, in caso di successo, sarebbero assolutamente necessari sia un più forte monitoraggio, che delle redini più forti sulla psichiatria.

E’ sicuramente un paradosso, ma difficilmente uno che non abbiamo già incontrato prima.

Riferimenti:

Burstow, B. (2014). The withering of psychiatry: An attrition model for antipsychiatry. In B. Burstow, B. LeFrançois, & S. Diamond (Eds.), Psychiatry disrupted (pp. 34-51). Montreal: McGill-Queen’s University Press.
Burstow, B. (2015a). Canada—A Human Rights Violator (see http://bizomadness.blogspot.ca/2015/09/canada-human-rights-violator.html)
Burstow, B. (2015b). Psychiatry and the business of madness: An ethical and epistemological accounting. New York: Palgrave.


Traduzione dall'inglese di Erveda Sansi


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