domenica 26 novembre 2017

Giuseppe Gozzini e Giorgio Antonucci - esercizi di memoria






http://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php?article633



Il numero 44-46 (maggio 1987 - aprile 1988) della rivista fiorentina di poesia Collettivo R pubblica una lunga recensione di Gozzini al libro di Giorgio Antonucci dal titolo I pregiudizi e la conoscenza. Critica alla psichiatria. Più che una recensione si tratta di una sintesi e di una difesa appassionata del lavoro di Antonucci, per cui Gozzini nutre profonda stima. Il libro viene ripubblicato da Eleuthera nel 1989 (ristampato nel 1998) con il titolo: Il pregiudizio psichiatrico e con la prefazione di Gozzini (a novembre 1999 uscirà un breve saggio sul numero 8 di “A” - rivista anarchica - su due approcci alla psichiatria, due libri a confronto: quello di Paolo Algranati, Dal silenzio, e quello di Giorgio Antonucci.)



 Attorno alla sua scelta di essere obiettore e contestatore si mossero grandi figure del cattolicesimo di allora, a partire da don Milani e padre Balducci nonostante l’opposizione della Chiesa e le condanne penali dei tribunali italiani. Beppe, pure lui ovviamente condannato dalle istituzioni civili ed ecclesiastiche, divenne presto un simbolo riconosciuto, anche – sia pure con qualche imbarazzo – dal mondo comunista perennemente diviso tra perbenismo e antagonismo. Ma restò sempre schivo e modesto, fiero del suo essere proletario. Cristiano, cattolico, comunista, pacifista, militante, un profilo che non esiste più nella pubblicistica corrente per la quale i “catto-comunisti” sono una tipologia di schieramento politico. Non fu mai nemmeno sfiorato dall’idea di chiudere la sua concezione di vita negli argini di una etichettatura. Del resto sarebbe stato un personaggio scomodo in qualsiasi formazione politica. Andava là dove lo portava la sua coscienza, si confrontava pressoché ogni giorno con amici e compagni altrettanto scomodi come Edoarda Masi o Franco Fortini o Giorgio Antonucci, fondatore dell’approccio non-psichiatrico alla sofferenza psichica. Insomma Beppe non era per nulla conciliante, sosteneva, sempre più con il passare degli anni, che si dovesse obbiettare a tutto quel che appariva iniquo. Opporsi, lottare era doveroso – diceva –, così sviluppando nel presente la scelta che nel 1962 lo aveva indotto a non vestire la divisa.

Nessun commento:

Posta un commento