mercoledì 25 ottobre 2017

NO PSICOFARMACI Intervista a Giorgio Antonucci


NO PSICOFARMACI Intervista a Giorgio Antonucci
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da LIBERAMENTE , giornale di critica alla medicina autoritaria di Giulio Murero  Domanda: "Mentre fino a trent'anni fa erano pressocchè sconosciuti, oggigiorno gli psicofarmaci sono all'ordine del giorno, vengono prescritti sempre più frequentemente anche da medici generici e risulta quindi estremamente facile procurarseli. Cosa ne pensi?"



Dr. Giorgio Antonucci: "Direi che un primo punto comprensibile a tutti è che gli psicofarmaci sono sostanze chimiche dello stesso tipo delle droghe, anche se in generale si dà il nome di droga alle sostanze proibite e non agli psicofarmaci. Si tratta di sostanze che si dicono "neurotrope", cioè che agiscono elettivamente sulle cellule nervose e sulle cellule cerebrali; sia gli psicofarmaci che le droghe proibite hanno le stesse caratteristiche di "neurotropismo".
La chimica cerebrale è così complessa e fine che qualsiasi intervento grossolano, che venga definito droga o psicofarmaco, comporta delle conseguenze negative anche se certi effetti iniziali, sia delle droghe che degli psicofarmaci, possano sembrare favorevoli. A lungo andare si costituisce la tossicodipendenza, che significa che le cellule nervose e le altre cellule che si sono difese dalla sostanza tossica, ad un certo punto hanno elaborato delle situazioni chimiche per cui cercano di inglobare la sostanza estranea e allora poi, quando questa sostanza viene sospesa, avviene la dipendenza farmacologica, che è un fatto anche questo biochimico. Se giustamente si fa la campagna contro le droghe in quanto danneggiano il sistema nervoso, si dovrebbe fare anche la campagna contro gli psicofarmaci.

Il guaio più grosso è che le persone prendono queste sostanze su consiglio dei medici o su influenza della cultura medica, pensando che migliorino il funzionamento del sistema nervoso centrale. Se qualcuno si vuole avvelenare, ha il diritto di farlo, ma il brutto è se uno si avvelena pensando di farsi del bene perchè il medico gli ha dato dei consigli sbagliati: questo è grave. Un medico che consiglia delle sostanze dannose per il cervello e per l'organismo fà il contrario di quello che dovrebbe fare."


Domanda: "C'è quindi una subcultura che porta alla prescrizione di droghe dannose...."


Dr. Giorgio Antonucci: "Io non direi una subcultura, ma una cultura; io non faccio ora una considerazione qualitativa: è cultura perchè la medicina attuale nella nostra società non è una sottocultura. E' cultura nel senso che viene insegnata nelle università, viene applicata negli ospedali, viene accettata dalle Unità Sanitarie Locali, il Ministero della Sanità si attiene a questo tipo di pratica. Si tratta ovviamente, a mio giudizio, di una cultura sbagliata.
Proprio per questo succede che le persone si avvelenano con il Tavor credendo di farsi del bene. E' perchè glielo ha detto il medico, oppure, se non glielo ha detto il medico, è a causa di questa cultura medica in generale che è presente nella nostra società attualmente.
Più volte -e lo ripeto ora- ho attribuito alla medicina ufficiale l'uso delle droghe: è la nostra medicina che ha inventato la "pillola della felicità". Detto in altre parole: è la nostra medicina che ha inventato che con la chimica si può essere più felici che senza la chimica; per cui poi non c'è da meravigliarsi se le persone prendono le droghe per essere meno infelici o per risolvere dei problemi o per passare una serata. Quella della droga non è una cultura indipendente dalla medicina ufficiale.
Fin dall'antichità c'è il concetto che certe sostanze chimiche possano darci un prolungamento della giovinezza, un miglioramento della vita amorosa o una diminuzione dell'angoscia di vivere. Questa è una cultura che la medicina ha assimilato dentro di sé e che porta avanti con la psichiatria. La cultura che passa è che bastano alcune pilloline per risolvere un problema che riguarda l'intera esistenza.
Personalmente non sono proibizionista e penso che ognuno abbia il diritto di assumere la sostanza che più gli piace, ma i medici non hanno il diritto di consigliare delle sostanze che sono dannose.


Domanda: "Questo è un punto importante. Come è possibile che certi medici, anche accreditati, come per esempio Cassano, in televisione, affermino che gli psicofarmaci sono utili in innumerevoli casi? Ci possono essere delle situazioni in cui è necessario l'uso, o si tratta di medici sicuramente corrotti o incompetenti?


Dr. Giorgio Antonucci: "Si tratta ancora una volta del problema della cultura dominante attualmente nella nostra società. Nel 1600 c'era ancora la cultura della caccia alle streghe che comportava determinate conseguenze. Non era una sottocultura, ma una cultura di avvocati, giuristi, sacerdoti, scrittori e anche scienziati. Da una determinata cultura vengono determinate conseguenze.
Come ho detto all'inizio, le interconnessioni tra i neuroni sono delicatissime ed intervenire in modo da disturbarle è pericoloso. Questo è un dato di fatto, poi stà a Cassano rispondere perchè non tiene conto di questo dato di fatto.
Però devo dire, anche, che gli psichiatri non si preoccupano affatto di migliorare lo stato d'animo, la condizione psicologica o la salute in generale, delle persone.
Si preoccupano casomai, di mantenere l'ordine pubblico: lo psichiatra non viene chiamato quando uno sta male, ma quando uno fa una cosa che disturba gli altri nel loro moralismo e nella loro vita pratica. Non mi risulta che mai sia stato chiamato uno psichiatra quando uno sta male in tanti anni che sono in questo campo.
Specialmente quando si tratta di Trattamento Sanitario Obbligatorio, viene chiamato quando per esempio uno ha picchiato la madre o è uscito fuori in mutande, oppure per cose molto meno vistose come nel caso in cui uno si chiude in una stanza e non vuole più uscire o perchè non ha più voglia di lavorare. Tutti problemi che, comunque si vogliano vedere, sono problemi di comportamento e di rapporto, non probelmi medici, né probelmi di benessere psicologico. La psichiatria fà passare come malattia il comportamento che non corrisponde ai concetti generali delle persone che si trovano d'intorno e poi, dopo di ciò, fà degli interventi cosidetti di carattere medico, ma che invece non hanno niente a che vedere con la medicina e che sono per di più dannosi.


Domanda: "Ecco, vediamo proprio quest'ultimo aspetto di carattere tecnico: tu escludi quindi che ci possa essere anche un solo caso in cui la somministrazione di uno psicofarmaco possa essere beneficio per la salute...


Dr. Giorgio Antonucci: "Non dico questo. Dico più precisamente che un medico non deve somministrare psicofarmaci sapendo che questi sono dannosi al cervello e all'organismo.


Domanda: "Quindi è sicuramente un danno la somministrazione di qualsiasi psicofarmaco....


Dr. Giorgio Antonucci: "Si. Come c'è scritto nei fogli stessi delle case farmaceutiche che accompagnano queste sostanze.


Domanda: "C'è un principio in medicina che afferma: "Primum non nocere":


Dr. Giorgio Antonucci: "Esatto. A questo si deve aggiungere il fatto che essere tristi o allegri, pensare di essere ricchi mentre invece si è poveri, pensare di essere grandi come Beethowen mentre non si sà neanche la musica, aver paura di essere perseguitati anche quando non è dimostrabile che lo si è: tutte queste non sono malattie ma sono variazioni di comportamento e di pensiero nell'ambito di una vita sociale complessa.


Domanda: "A quanto ne sappiamo, la psichiatria afferma, e ultimamente dirige la sua azione sempre di più nei confronti dell'adolescenza e dell'infanzia, che un dato comportamento anomalo è il risultato di un difetto neuronale e il farmaco può riuscire a corregere in tempo questo difetto, salvando così la persona dalla malattia.


Dr. Giorgio Antonucci: "Escludo che possa trattarsi in ogni caso di un difetto, si tratta sempre di scelte che non vengono comprese o condivise dal medico. Comunque, poniamo che ci sia un difetto neuronale: con gli psicofarmaci lo si peggiora!
Se in una struttura così delicata come il cervello si interviene "bombardando"... Sarebbe come dire che la città di Firenze funziona male- il che è vero per diversi motivi (traffico, inquinamento, ecc)- e allora cosa si fà? La si bombarda e dopo vediamo come vanno le cose. Gli psicofarmaci agiscono nello stesso modo nei confronti del cervello.
Se io riduco una persona in condizioni tali che non è più nemmeno capace di pensare, non gli faccio certo cambiare idea, ma limito le sue capacità di scelta: con gli psicofarmaci ottengo precisamente questo.
La condizione umana è ricca e complessa e gli psichiatri la semplificano, tanto è vero che Cassano (che preferirei non citare nemmeno) parla di personaggi come Dante Alighieri e San Francesco dicendo che sono dei depressi o altre cose e, conoscendo le sue idee, se questi personaggi fossero vissuti ora, gli avrebbe certamente fatto l'elettroshock o qualcos'altro. Gli psichiatri in generale sono delle persone molto limitate, se no non farebbero la loro professione e probabilmente sono anche invidiosi delle persone che limitate non sono.


Domanda: "Ho conosciuto una persona che, per dei suoi problemi esistenziali, si è rivolta ad uno psichiatra famoso e quest'ultimo gli ha somministrato degli psicofarmaci. Ora questa persona non ha risolto in questo modo i suoi problemi, però vorrebbe avere un'alternativa. Ha discusso con me la sua situazione e, alla fine, la sua domanda era sempre: "cosa debbo fare?" Quale alternativa ci può essere alla psichiatria?


Dr. Giorgio Antonucci: "Certamente, se una persona esprime il suo stato di infelicità esistenziale, ci si domanda come si può aiutarla, ma non cosa si deve fare nel senso "questa è la malattia e questa è la cura". E' questo il grave errore! Se una persona è, come dicono gli psichiatri con un termine superficiale, depressa (sarebbe meglio dire infelice), io, come medico, non gli posso risolvere il problema. Gli psichiatri invece si presentano come quelli che risolvono il problema: è questa l'ipocrisia.
Quelli che vanno dallo psichiatra sperano nel miracolo: "sto male, lui mi dà la medicina e dopo sto bene", poi passano gli anni, non succede niente di buono, anzi uno si logora per delle speranze sbagliate e logora anche il proprio organismo. Non esistono soluzioni di questo tipo. Non si può risolvere il problema di un altro e non si deve neanche farlo.


Domanda: "Quindi lo psichiatra fa delle false promesse o, detto in altre parole, approfitta delle sofferenze degli altri...


Dr. Giorgio Antonucci: "E anche dell'ingenuità. Una persona che soffre è disposta a tutto.
Una persona che è disperata perchè si sente fallita, perchè invecchia, perchè ha paura della morte, perchè si innamora e non è corrisposta e così via, va dallo psichiatra e quando quest'ultimo gli dice "ti faccio l'elettroshock e dopo starai meglio", quella se lo fa fare. Resta il fatto che questa persona viene aggredita. Gli viene promesso un aiuto e la si aggredisce: peggio di così non si potrebbe fare.
Oppure ci potrebbe essere il caso di una persona che è confusa, che non ha le idee chiare. Con lo psicofarmaco ce l'avrà meno chiare di prima! Mettiamo il caso che una persona non abbia le idee chiare riguardo alla propria vita amorosa: ha certamente bisogno di aiuto. Ma se qualcuno gli dice "Ti dò questa medicina così poi risolvi tutto"; questa è una truffa.


Domanda: "Attualmente viene fatta molta pubblicità riguardo al cosidetto "Disturbo da Attacco di Panico"...


Dr. Giorgio Antonucci: "Questa è la situazione in cui, data una definizione a qualcosa, si costruisce una malattia. Come la 'sindrome di Stendhal'. Siccome Stendhal racconta che quando venne a Firenze, a Santa Croce, era emozionato ed ha avuto un momento come di estasi, hanno inventato ora questa malattia. Per cui quando un turista arriva a Firenze e, a causa dell'inquinamento, è asfissiato e viene ricoverato in ospedale dicono che ha la "sindrome di Stendhal". Se per ogni singola esperienza che facciamo si inventa una malattia, non se ne esce più. La paura è solo un singolo aspetto della realtà. In un mondo come quello in cui viviamo, avere delle crisi di panico è più che naturale. In certi momenti uno può essere terrorizzato, ma non è una malattia questo: è il fatto che ci possono essere delle cose che provocano paura e può succedere anche che sfuggano le vere cause che provocano questa paura. Discutendo con questa persona si può arrivare a capire da dove viene la paura e vedere se ci si può rassicurare, evitare i pericoli, eccetera. Non si può parlare di patologia: si tratta casomai di problemi psicologici, ma non di patologia. Ma poi, qual'è lo stato di salute della psiche, visto che si parla tanto di malattie psichiche? Qual'è l'uomo normale? E' l'uomo che non ha paura, quello che non fa errori, che non ha angosce, che non fa mai niente di stravagante,... E cos'è questo? E' morto!


Domanda: "Ho assistito ad una trasmissione televisiva in cui Cassano si è portato dietro una persona che soffriva appunto di questa "malattia" (disturbo da attacco di panico) e ha citato anche una statistica che afferma che in Italia circa 240.000 persone ne soffrono. Queste persone, improvvisamente e senza alcun motivo...


Dr. Giorgio Antonucci: "Non ha senso neanche continuare a discutere. Il solo fatto di dire "una persona ha paura senza alcun motivo" è un'affermazione stupida; se qualcuno afferma una cosa del genere non può altro che essere uno che non capisce niente. Innanzi tutto come si fà a stabilire che una persona prova paura senza alcun motivo; e poi al giorno d'oggi succede che siamo minacciati da tutte le parti...


Domanda: "Il fatto è che la persona, paziente di Cassano, diceva di se stessa di provare paura senza capirne il motivo...


Dr. Giorgio Antonucci: "Che ci siano molte persone che sono convinte che le loro paure, invece che essere parte della loro psicologia, siano una malattia, questo è reale. In manicomio, le persone di cui mi occupavo io erano tutte convinte di essere malate, ma questo non cambia niente.
Tra l'altro non è neanche una cosa corretta dal punto di vista deontologico. Portarsi dietro una persona che dice "Mi ha guarito bene" è anche ridicolo: è chiaro che non mi porterò dietro la persona che non dice quello che voglio io".


da Liberamente, dicembre 1997,

Roma, Lazio - 10 Maggio 2009

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